Vedere e guardare

Destino del miope e dello sciocco: guardare ma non vedere.

Antonio Castronuovo, Se mi guardo fuori, 2008

Vedere e Guardare

osservare e vedere

CI sono delle differenze nelle parole, nei verbi, che talvolta delineano soprattutto degli atteggiamenti e delle “sfumature” diverse nelle nostre azioni.

Vedere deriva da Videre: apprendere, percepire con gli occhi. Avere davanti agli occhi e distinguere la verità.

Guardare è un rivolger l’occhio per vedere. Si può guardare e non vedere, ma sembra implichi meno attenzione, meno presenza nell’atto. Come un essere sovrappensiero. Spesso non si ricorda (né vive) per quello. Si sfugge dal momento che si vive, e si perde l’attimo, come si perde di ricettività.

Osservare si pone invece nel mezzo dei due: è uno stare attenti a vedere. Un cercare per vedere. Deriva da Observare, implica un guardare con lentezza, con curiosità, per trovare a ridere, a ridire, a cogliere in fallo. Si usa anche infatti per “notare, rivelare, considerare”. Qui c’è più vita, più presenza mentale, più attenzione al momento, e più possibilità di ricordare.

In fondo, le tecniche di memoria sono interessanti per quello, non tanto (non solo) per memorizzare elenchi o calendari, ma per “ricordarsi di notare, di ricordare”: costringono ad Osservare e Vedere, non solo a guardare. C’è una sorta di filosofia, al di sotto di esse, se le si prende nel modo corretto: l’arte dell’attenzione. E non è una cosa dappoco. Anche a prescindere dalla memoria, è un modo per focalizzare la propria vita sull’attimo, per non perderne neanche uno.

 

Non tutti coloro che vedono hanno aperto gli occhi, e non tutti coloro che guardano, vedono.

Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale e arte della prudenza, 1647

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1 ping

  1. […] Un bel modo di parlare della presenza mentale. […]

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