Ago 01

Tecniche di memoria: la storia

La storia della memoria

Un breve excursus sulla storia della memoria, genericamente intesa, in realtà lo abbiamo già visto. Gli antichi greci la localizzavano nel cuore e Platone la vedeva come una tavoletta di cera, sulla quale i ricordi vengono impressi come parole. Già Aristotele notava come essa funzioni per associazione, ma spesso veniva trascurato il lato creativo della memoria. Un lato così potente che può essere causa della generazione di falsi ricordi. In effetti poi a livello teorico ci sono stati pochi cambiamenti, se non la considerazione del lato fantastico nel rimembrare, presente durante il Rinascimento ed oltre, fino alla odierna suddivisione in moduli e locazioni nel cervello. Qui, in ogni caso più che della memoria in senso astratto, vorrei parlare delle tecniche di memoria. Leggenda vuole che abbiano avuto origine per caso (come accade del resto a varie invenzioni durante il corso della storia). Intorno al 500 A.C. Simonide di Ceo, poeta lirico, fu invitato dal Re Tessalo Skopas. Allora i poeti erano soliti dedicare esaltazioni e componimenti per i potenti, e così fece anche Simonide. Alla fine del suo canto, però, Skopas gli rimproverò di aver trascurato la sua magna persona, per elargire troppi complimenti ed orazioni a Castore e Pulluce: consigliò dunque al poeta di ricercare metà del suo compenso ai due dei. Proprio su quel rimprovero, Simonide venne fortunatamente chiamato fuori dalla abitazione di Skopas, ed in quel preciso momento il tetto crollò sui commensali, uccidendoli brutalmente. Il colpo e le macerie furono così impietose che non si poteva riconoscerne i corpi, ma Simonide riuscì ad individuare ogni invitato tra i tanti a seconda del posto che occupava. Se ci pensate, ha un senso: la postazione ad un tavolo, è una sorta di codice logico di riferimento. Immaginate la vostra ultima cena fuori in compagnia, e vedete cosa riuscite a fare. Ricordate che la memoria funziona meglio per immagini, raffigurazioni spaziali e posizioni logiche che non per parole, nomi e strutture semantiche. Ad ogni modo, da questa leggenda nasce la tecnica dei loci che Cicerone (il quale riporta anche la leggenda di Simonide appena raccontata) descrive nel De Oratore: i luoghi, come palazzi, stanze, angoli, ed a volte anche oggetti, funzionano come quadri dove appendere le immagini, dove le immagini sono l’appiglio per i ricordi che si vogliono memorizzare. Un po’ come se le immagini fossero le lettere dell’alfabeto, ed i luoghi (loci) la carta sulla quale imprimere le parole. Lo stesso Cicerone usava questa tecnica per i suoi discorsi: usava della parole chiave per le varie parti delle sue orazioni, dunque le trasformava in immagini adatte, ed infine le posizionava lungo dei luoghi che era solito incontrare quotidianamente nel suo percorso da casa al Senato: così non solo poteva ricordare il suo discorso logicamente suddiviso, ma poteva rievocarlo con ordine, semplicemente rivisitando cronologicamente il percorso che ben conosceva. Se nel passato più antico non ci si scosta troppo da tutto questo, nel Rinascimento si ha invece un movimento che rivitalizza le tecniche di memoria e le filosofie ad asse connesse. Come grandi mnemonisti sono celebri Raimondo Lullo, Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Quest’ultimo, in particolare, vi scrisse almeno quattro trattati: l’ombra delle idee (De umbris idearum) , Il canto di Circe (Cantus circaeus), la Clavis magna e il Sigillo dei sigilli (Sigillis sigillorum). In questi volumi Bruno oltre ad offrire una tematica “pratica” (per il linguaggio ed i modi del tempo) discute delle ombre, intese non solo come immagini atte alla memorizzazione, ma come forma di essenza gerarchica e conoscitiva all’interno della sua filosofia. Non è questa la sede per spiegare più estesamente le sue idee in proposito, ma è interessante riconoscere una sorta di collegamento tra memoria, conoscenza e realtà. Noi non possiamo conoscere realmente le cose, ma solo attraverso il filtro della nostra mente, delle nostre immagini, e dunque delle “ombre”. Ma esse sono ad ogni modo ottima cosa, perché ci garantiscono la scalata verso le idee, considerate in questa filosofia neoplatonica la vera realtà. La verità. Rimanendo sul pratico Bruno ha sviluppato sistemi di mnemotecnica e in particolari le ruote della memoria (partendo per esempio da Cornelio Agrippa) con i quali intrecciava le lettere dell’alfabeto a varie sillabe, per poi poterle unire unendo le immagini stesse. Per esempio, alla combinazione di tre lettere CDB associava la seguente tripla immagine: Apollo – custodisce il bue – con una bisaccia. Ovviamente suona complicato detta così, ma qui voglio solo fare una veloce panoramica intorno alla storia di quest’arte, tenete inoltre presente che non avendo televisione o cinema, gli studiosi di allora avevano solo disegni ed immagini dei miti, che peraltro conoscevano benissimo, per cui molte volte immagini ed associazioni che a noi suonano astruse e oscure, per loro erano quasi scontate. Inoltre, nel Rinascimento la complicazione e la ricchezza di queste immagini erano anche metafora per altre riflessioni e spunti, anche di ordine “magico” ed “esoterico”, e questo spesso non ci aiuta ad avvicinarci facilmente a tali studi. Del resto, sembra che, anche per la loro originalità e possibilità di spaziare nelle immagini più bizzarre, non furono troppo apprezzati dalla Chiesa ai tempi, invece, Principi e signori ne erano avidi, difatti L’ombra delle Idee è dedicato a niente meno che Enrico III, Re di Francia all’epoca. Nella conversione e nell’associazione tra lettere (e sillabe) con le immagini, Bruno ha per certi versi superato, per altri anticipato (seppure spesso complicato) metodi assai successivi, come quello della conversione fonetica, il cui principale divulgatore fu Leibniz, dove si agganciano, invece, numeri e lettere. Un metodo simile fu invece inventato da un logico famoso per ben altre opere d’arte, quali Alice nel paese delle meraviglie: Lewis Carroll. Tali metodi sono peraltro ancora alla base dei metodi usati dai più grandi mnemonisti odierni dei quali ho già parlato, domandandomi se una memoria geniale sia davvero originata dai geni o dalla determinazione e dalla tecnica. Per ora, ho finito il mio excursus storico, l’idea era quella di mostrare una rapida costellazione di queste tecniche, andrò ad approfondire le più fruibili attualmente in futuro, volta per volta. In particolare, partirò dai principi basilari sottostanti, per proseguire in seguito con i sistemi per memorizzare i numeri,  la tecnica dei loci e la la conversione fonetica. Se siete interessati, sapete dove venire a spulciare 😉 —- L’immagine della ruota della memoria del De umbris idearum è presa da http://www.ilfilodiseta.it/

 


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