Sulle tecniche di memoria

Memoria: come ricordare

 

Cosa sono le tecniche di memoria?

Sono uno strumento antico, tornato alla ribalta di recente. Metodi per ricordare più facilmente e più efficacemente le cose, e che hanno molto a vedere su come è fatta la nostra mente. Per esempio, lei – la mente – si annoia a ricordare qualcosa che non ha senso, che non la emoziona, ma ricorda facilmente le immagini, le sensazioni, le stranezze.

Cicerone usava ad esempio i percorsi mentali o stanze romane (luoghi mentali o semplicemente percorsi e passeggiate che ben conosceva) per ricordare i suoi discorsi. Giordano Bruno usava la sua Ars Memoriae per ricordare interi libri a memoria, e in modo non dissimile si muovevano Raimondo Lullo e il famoso – proprio per la memoria spropositata – Pico della Mirandola.

Come funzionano?

Sfruttando ciò che la mente è bravissima a creare, manipolare e ricordare: le immagini e le sensazioni.
Per questo, è più facile ricordare il volto di un nome, e sarà difficile ricordare un giorno a caso della vostra vita (checché ne dicano o mostrino i polizieschi), ma probabilmente ricorderete bene il vostro primo giorno di scuola, o il vostro matrimonio, o la vostra laurea… nel primo caso, è semplicemente perché la memoria ama le immagini: un volto è molto più significativo ed interessante di un nome. Nel secondo caso, accade a causa delle emozioni e delle singolarità di quel giorno speciale che andate a ricordare.

O ancora, ricorderete sicuramente cosa più o meno avete fatto durante l’11 settembre 2001, se siete abbastanza grandi da averlo vissuto da adulti o ragazzi. Perché? Perché quell’evento è stata una cascata di immagini, ha avuto molte risonanze, è stata una sorta di comunione telematica della tragedia e, per farla breve, è diventato memorabile.

Ecco, le tecniche di memoria sono dei metodi per far diventare, grazie all’immaginazione, all’ordine mentale, ed alle sensazioni che ne derivano, le cose memorabili.

Per esempio, si può visualizzare mentalmente, al posto di un cognome come “Vortini”, di per sé insignificante (non me ne voglia il Vortini del caso) un vortice che volteggia nell’aria, creando un turbinio di polvere al suo passaggio.

O si può immaginare, per ricordare come si dice scimmia in inglese, una scimmia monca di un braccio: monkey, appunto.

Come si vede, sono strumenti assai bizzarri, che rendono divertente il processo di memorizzazione e, proprio per questo, rendono ciò che si vuol ricordare memorabile. Questo è il segreto: ricordare per immagini.

E volendo fare un passo in avanti, che poi riprenderò adeguatamente, potrei dire che le basi di queste tecniche sono due: l’immaginazione, per creare delle immagini inerenti ed associate a quanto vogliamo ricordare, e l’organizzazione per luoghi di queste stesse immaginietichette, in modo da poterle riacciuffare quando si aprono i giusti cassetti, o le adeguate stanze della memoria.

Volendo dir di più, per quanto qui vorrei solo abozzare un’iniziale definizione, si può dire che le tecniche di memoria sfruttano semplicemente i normali meccanismi della mente, che abbiamo disimparato ad usare, perché troppo abituati o a ripetere a pappagallo per ricordare, oppure a non farlo del tutto, perché tanto “c’è il pc, il block notes, la rubrica del cellulare”, e così via.

Ma la cosa interessante dell’arte della memoria non è solo il suo utilizzo pratico (come la cosa affascinante di uno sport come il basket non è solo vedere dei ragazzoni buttare dentro una palla rossa in una rete appesa alla parete), ma il sapere di potere fare con la mente delle cose normalmente ritenute impossibili, ed addentrarsi nelle profondità di quell’affare che portiamo sopra il collo e le spalle senza sapere poi più di tanto come funziona. E credo che già il sapere che la nostra capacità mnemonica, ma anche di calcolo e di creatività non sono fisse e date geneticamente per sempre, ma possono essere sviluppate e modificate con il giusto esercizio sia una mezza rivelazione. O almeno per me lo fu.

Ma funzionano?

Potrei essere brevissimo: sì, funzionano. Ma non sto a dirvelo, ve lo faccio vedere.

ben pridmore memorizza un mazzo di carte, world memory championship

Ben Pridmore, tre volte campione del mondo del World Memory Championship – sì, esiste un campionato mondiale della memoria – è riuscito a memorizzare perfettamente un mazzo di carte da gioco (52 carte) in 24, 97 secondi. Con lui, all’anno 2012, ci sono 22 “gran maestri della memoria” nel mondo. Un titolo che si ottiene se si riesce a memorizzare 1000 numeri random in un’ora, 10 mazzi di carte sempre in un’ora ed uno in meno di tre minuti.

Se volete altri esempi leggete pure qui

 

La cosa interessante è che Ben ed altri non sembrano essere persone geniali di loro, anzi, tengono a far sapere che quello che sono riusciti a fare lo possono fare tutti, con l’allenamento e le giuste tecniche che, bene o male, risalgono ancora in parte dai Greci e dai Romani, in parte dal Rinascimento e che, ovviamente, vedremo durante un “percorso” in questo sito.

 




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