Memoria e mitologia

La memoria, le muse e gli dei

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Tra le varie figure della mitologia greca ha un suo posto, forse non troppo conosciuto, anche la memoria. È interessante notare come Mnemosine,
l’incarnazione della memoria, sia una delle titanidi e, soprattutto, figlia del cielo (Uranio) e della terra (Gea). Essa è stata, come tante e tante altre, amata dal sempre vivace Zeus. Con egli passò nove notti sui monti macedoni della Pieria e, con una logica del tutto mitologica, ebbe 9 figlie: niente meno che le nove muse:

Insomma, secondo gli antichi, l’arte nasce dall’unione dell’energia (la passione?) con la memoria. In ogni caso, secondo altre fonti (per esempio Pausania) si riferisce che, originariamente, le figlie fossero tre: ossia Melete, la Pratica, Mneme, il Ricordo e Aoide, il Canto. Ciò che mi pare, più che l’esternazione della memoria, la pratica del suo rafforzamento. O ciò che aiuta, appunto, a ricordare. Mnemosine aveva  il potere di assegnare il nome alle cose (in specie quelle astratte) e di portarle alla memoria, affinché ci si potesse intendere nel dialogo. Un altro legame interessante è quello che mnemosine instaura con l’antro di Trofonio, al quale ci si poteva rivolgere per aver consiglio e dove:

Dopo un periodo di ritiro e digiuno il consultante è ammesso
a compiere sacrifici a Trofonio, successivamente viene portato a bere a due sorgenti, la prima di Lethe, per dimenticare la vita umana, la seconda di Mnemosyne, per conservare in memoria ciò che apprenderà nell’altro mondo. A questo punto penetra nella “bocca oracolare” introducendovi prima i piedi e poi le ginocchia; il resto del corpo è “tirato a forza”. Dopo qualche tempo in stato di semi-incoscienza il paziente viene tratto fuori dai preposti all’oracolo e fatto sedere sul trono della Memoria. Infine esce dallo stato comatoso, riprende la facoltà di ridere e può uscire con il suo responso. Evidente è il carattere di rito di iniziazione di questo rituale: una sorta di “clausura” iniziale, l’entrare in un mondo estraneo (il mondo del sonno ha nella cultura greca forti legami con la morte e l’acqua di Lethe è quella che bevono le anime dei morti) e poi far ritorno dalla “Pianura dell’Oblio” alla quotidianità, “rinati”.

Avevamo già visto come anche Platone ricordasse il Lete:il fiume dove le anime, abbeverandosi, perdevano i ricordi della loro vita e dove, secondo Petrarca, cancellavano invece i propri peccati. Sono  abbastanza facili i possibili legami con il mondo del sogno: si attraversa un altro ambiente, dove in qualche modo abbiamo la possibilità di “scegliere”, se ricordare ciò che vedremo nel nostro viaggio, oppure no. Quasi i greci fossero d’accordo con quella filosofia per cui ogni giorno è una piccola vita, ed ogni notte una piccola morte. Ad ogni modo, a me il “pediluvio” nella bocca oracolare di mnemosine, ricorda molto la scena in cui Constantine (hellblazer), si puccia i piedi in acqua, per accedere agli inferi.



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