Ago 01

Le memorie

Diversi tipi di memoria

 

Memoria da geni?

Parlando dei differenti tipi di memoria, avevo accennato anche alla singolare possibilità di ricordare centinaia di numeri in ordine casuali sentiti una volta sola.
C’è chi fa di peggio, tipo ricordare il 90 % di quel che legge, facendolo ad una velocità maggior del normale. Avrete forse già sentito parlare di Kim Peek, se non vi è ancora capitato, beh, sappiate che è stata la prima fonte d’ispirazione per il film Rain man, interpretato da Dustin Hoffmann, che nell’occasione si cala nei panni dell’autistico Raymond Babbit. In un’occasione l’attore ebbe a dire di Kim “I may be the star, but you are the heaven” (Io potrei essere una stella, ma tu sei il cielo). Ora, Kim Peek non era esattamente autistico, soffriva della sindrome di Asperger, che ne è diciamo una sezione, o una variante. Un “disturbo”, ma io direi soltanto una configurazione differente del cervello, tale per cui può venire ad accadere che, in questi soggetti, funzioni ed abilità che noi consideriamo “normali” siano di difficile realizzazione; ed altre, invece, siano per loro estremamente facili, quando per i comuni mortali sarebbero considerate praticamente impossibili. Per dire, Kim Peek è stato seguito per tutta la vita dal padre – lui era solito dire che condividevano la stessa ombra – perché aveva difficoltà a vestirsi o a guidare e simili, in “compenso” sapeva ricordare pressoché qualsiasi cosa leggesse (su un articolo del Times si sostenne potesse richiamare il contenuto di circa 1200 libri), fare calcoli complessi a mente, e calcolare in pochi secondi il giorno della settimana in cui fosse nato uno straniero che gli rivelasse il giorno del proprio compleanno, non solo, ma sapeva dire quali fossero le maggiori notizie apparse sui principali quotidiani in quella specifica data. Kim intorno al 2004 è stato sottoposto a dei test scientifici (risonanza magnetica ecc), per indagare sul funzionamento del suo cervello: è stato scoperto che in lui è assente il corpo calloso, una membrana cerebrale che collega i due emisferi del cervello. Quello di sinistra, relativo alla logica, al pensiero analitico, alle lingue ed alla matematica (ed al controllo della parte destra del corpo), e quello destro, collegato all’immaginazione, alla fantasia, alle arti (ed ai movimenti della parte sinistra del corpo).

Questa mancanza, a differenza di quanto si potrebbe pensare a primo acchito, ha probabilmente fatto sì che ci fosse una maggior interconnessione tra i due emisferi del suo cervello, generati dagli stessi “sentieri sinaptici” che i collegamenti e le associazioni mentali di Kim andavano formando. Probabilmente tutto ciò andava a discapito di alcune funzioni fisiche di base. Ad ogni modo, normalmente i savant (come Kim, soggetti a sindromi simili a quella di Asperger), sviluppano notevoli capacità straordinarie (anche capacità di pittura iper realistica, orecchio musicale ecc), tendenze all’asocialità, monotonia di interessi, scarse capacità sociali. In questo caso, quello di Kim, ho qualche dubbio: sicuramente comportamenti “convenzionali” che noi abbiamo ormai immagazzinato come naturali, a lui risultavano più artificiosi, ma non direi che fosse privo di sensibilità o capacità di relazionarsi con gli altri ed immedesimarsi in loro. Ad ogni modo, potete giudicarlo voi stessi, infatti nel 2006 è andato in onda, su Discovery Health Channel un documentario su di lui, chiamatoThe Real Rain Man, che linko qui.

Un altro caso interessante è quello di Daniel Tammet.

Un altro Savant, in grado di parlare una decina di lingue, tra cui l’islandese, imparato – sostengono le tv che lo hanno filmato per un esperimento – in una settimana. Anche lui è in grado di effettuare complicatissimi calcoli matematici a mente e recitare il Pi greco (sì, quel numerino, 3,14159… quella costante matematica per il calcolo dell’area del cerchio e molte altre cose…) fino a… 22514 cifre, continuando quindi a chiamare numeri per quasi cinque ore. E… come fa? Non è facile rispondere a questa domanda. Come fa a fare quello che fa. Sono misteri e meccanismi del cervello umano che dobbiamo ancora comprendere. Lui parla però di una facoltà particolarissima: sinestesia. Una contaminazione dei sensi. Accade a tutti in forme blande. Come quando si recupera un ricordo grazie ad un odore. O, in poesia, si usano espressioni come “Il calore della musica” o “Il tono di quell’espressione”. Ma nel suo caso è molto diverso. Le associazioni sono del tutto spontanee e molto più potenti e, nel caso dei numeri, sono praticamente indistinguibili dalle appercezioni immaginative, dai colori e dalle forme che si realizzano nella sua testa. E’ come se la realtà che vede, osserva e sente fosse filtrata da un reticolo di associazioni, di reti mentali che noi non vediamo, e che lui non può non vedere. In altre parole, riesce a vedere i numeri, affermando per esempio che il 289 è nella sua mente associato a un’immagine particolarmente brutta; il 333 sarebbe invece molto bello, laddove il 6 è qualcosa di oscuro, piccolo ed indefinito. Ha anche dipinto un quadro per delineare il Pi Greco. Ecco, oltre alla sua capacità sinestetica, con la quale dice di essere anche in grado di fare i calcoli in modo del tutto naturale, Daniel è interessante anche per un altro paio di motivi: se ancora su Kim Peek si potrebbe avere qualche dubbio, di lui è davvero difficile sostenere che abbia difficoltà sociali e relazionali: vive insieme al suo compagno, ha scritto due libri (Born on a blue day, una biografia, e Embracing the wide sky, una sorta di excursus sul funzionamento del cervello in specie in casi di autismo) e, cosa forse più interessante dal punto di vista della ricerca psicologica e neurologica, sembra sia in grado di capire e spiegare come fa, a far ciò che fa, cosa che potrebbe chiarificare agli scienziati vari dubbi sulle loro teorie. Anche per lui, linko un documentario dove, peraltro, ha occasione di incontrare Kim Peek, The boy with the incredible brain

Avevamo inoltre parlato del racconto breve Funes o della memoria (contenuto nell’antologia Finzioni) di Borges.

Come per il caso della memoria breve quasi assente, citata nella fantasia di Christopher Nolan in Memento, esiste praticamente un caso reale, simile a quello di Funes: l’uomo che non poteva dimenticare. Infatti è esistito un uomo, tal Solomon Veniaminovich Shereshevsky (o Šereševskij), giornalista russo studiato dallo psicologo Alexander Luria, il quale sembrava essere praticamente incapace di dimenticare. La sua straordinaria abilità venne fuori quando il suo capo si accorse che Shereshevsky non prendeva mai appunti quando andava alla conferenze o quando intervistava qualcuno, eppure era capace di riportare parola per parola ciò che aveva ascoltato. Quando si sottopose ai test di Luria, si scoprì anche capace di ricordare poemi in lingua straniera e perfino formule matematiche di cui non conosceva il senso. La cosa interessante è che, come Daniel Tammet, sosteneva di riuscire a ricordare quel che ricordava grazie alla sinestesia, alla sua capacità di vedere i numeri e collegare le cose attraverso i sensi. Per esempio, vedeva nel numero 1 un uomo forte e coraggioso, nel 3 una persona malinconica, nel 7 un uomo dai grandi baffi a mustacchio. La cosa interessante è però che Shereshevsky apparì del tutto normale nei quiz per testarne l’intelligenza. Ciò, nonostante la sua memoria straordinaria che, peraltro, poteva causargli qualche problema. La sua tendenza ad associare i dati, i numeri e le informazioni con le immagini, infatti, poteva portarlo ad avere difficoltà ad astrarre, o a riconoscere i volti delle persone (cosa ripetuta anche da Tammet) perché in essi vedeva troppi dettagli, troppi cambiamenti… Ancora, anche per il mestiere di mnemomista che poi intraprese con successo, riempì la sua mente di informazioni, e tale carico gli pesava, perché non era in grado di dimenticarle. Si dice che poi abbia fatto una singolare scoperta: gli bastava immaginare i dati di cui voleva liberarsi su una lavagna, e poi cancellarli per poterli consegnare all’oblio

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Un caso assai simile a quello di  Shereshevsky è quello di una donna americana, Jill Price,  dotata di una memoria incredibile per i fatti relativi alla sua biografia: sembra infatti poter ricordare ogni giorno dal suo quattordicesimo anno di età: cosa è successo in quella sera di venti anni prima (per esempio), che tempo faceva, costa stava facendo, cosa davano alla TV.

La donna è stata studiata da alcuni scienziati, tra cui  Gary Marcus. Nel suo cervello non sono state trovate anomalie di nessun tipo. La causa di questa memoria prodigiosa (Hyperthymesia) sembra essere “semplicemente” collegata ad un disturbo ossessivo compulsivo, alla sua ossessione per raccimolare e collezionare diari ed oggetti del suo passato e, cosa che abbiamo visto riproporsi, per una capacità sinestetica di visualizzare il tempo sottoforma di spazio.

Anche per lei linko un video documentario intervista, in lingua inglese.

 

Ancora, vorrei parlare di Dominic O’Brien, che è stato otto volte campione del mondo del World Memory Championship, ed è entrato nei guinness dei primati (2002) per aver memorizzato 54 mazzi di carte – 2808 carte da gioco.

Anche in questo caso (differentemente dai primi due), non si tratta di un savant né di un genio, o almeno non di una persona anormale dal punto di vista neurologico. Anzi, a detta dello stesso Dominic, a scuola non era un granché, troppo distratto, forse soggetto a dislessia, ed annoiato dallo studio logico della matematica o da quello semantico delle lingue.

Infine, Joshua Foer, di cui ho parlato in precedenti post sulla memoria.

Questo ragazzo a dire il vero è meno impressionante dei personaggi citati poco sopra, seppure nel 2006 abbia vinto l’USA memory championship e sia riuscito a memorizzare un mazzo di carte in 1 minuto e quaranta secondi. Ma la cosa interessante è che pare abbia acquisito queste abilità in un anno di allenamenti e ricerche, fatte dopo essere stato presente come giornalista scientifico ad una di queste “gare di memoria”. Qui ha conosciuto appunto alcuni partecipanti, che si sono offerti di insegnargli i loro metodi e le loro tecniche per usare meglio la memoria: eh, beh, su di lui devono aver funzionato parecchio bene.

La cosa davvero singolare di tutto questo discorso forse è proprio questa, che talvolta certi personaggi, certi geni, vuoi per anomalie cerebrali, vuoi per altre motivazioni, ci sembrano distanti anni luce, laddove dovremmo invece pensare che non siamo poi così diversi. In primo luogo, perché ogni intelligenza può essere utile, e la differenza non è un’anormalità, in secondo luogo, perché forse anche i “comuni esseri mortali” non hanno un cervello poi così limitato. Basta scoprirlo.

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  1. […] Roma. Come vedete non funziona così, ma semplicemente c’è una connessione netta tra i vari tipi di memoria e l’apprendimento: si passa dallo sforzo conscio, della memoria semantica a quello inconscio […]

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