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Uno spettro si aggira per l’Europa, apprendimento, era il suo nome.

Imparare a imparare

Presentazione

 

Perché imparare a imparare? Beh, perché no, verrebbe da dire. Ma il senso di questo titolo, e la sua filosofia, è quella di tentare di colmare una lacuna che, nelle aule scolastiche e, peggio, nella mente di molti, persiste con insistenza: dimenticare, nel processo di apprendimento e di organizzazione delle conoscenze e acquisizione delle competenze il COME si fa.

Spesso studiamo o ricerchiamo o memorizziamo qualcosa semplicemente ripetendolo a pappagallo, e sperando che, in un modo o nell’altro, questo qualcosa ci entri nella testa come fosse un chiodo sospinto dagli urti ripetuti di un martello.

La nostra mente è capace di immagazzinare quantità mostruose di dati, creare dal nulla nuove forme, inventare racconti, elaborare nuovi concetti da vecchie conoscenze eppure sembra che il massimo dei metodi di studio insegnati a scuola e simili consista nel sottolineare qualche frase o ripetere ad un fantasma le probabili domande dell’insegnante o chi per lui.

Il problema è che, in effetti, generalmente non sappiamo come la nostra mente acquisisce nuove informazioni e nuove competenze. O meglio, neanche ci interessiamo all’argomento.

Come si può ricordare più facilmente?
Come si può memorizzare efficacemente e divertendosi?
Come si può imparare una lingua straniera vivendola e riuscendo a pensare IN quel linguaggio?
Come funziona la memoria? Come l’inconscio e la creatività ci aiutano a capire e studiare meglio, anzi, imparare meglio?

Queste sono le domande e le prospettive in cui si muoverà questo sito, cercando di sviluppare un percorso in grado di svelare alcuni meccanismi cerebrali, alcune affascinanti capacità e possibilità di sviluppo mentale che abbiamo imparato a dimenticare. Sì, per imparare a volte bisogna disimparare. Carmelo Bene amava dire che, in vita sua, non ha fatto altro che disimparare.

Proprio da questa idea di percorso condiviso sull’imparare ad imparare, deriva il motto: learning and sharing.
Semplice ed essenziale, non vuole dire di più di quanto afferma: imparare e condividere, lungo la strada dell’apprendimento…

“perché la materia di studio sarebbe infinita e perché, soprattutto, so di non sapere niente”, diceva Guccini.

E perché, detto in altri termini, non è detto che studiare sia sinonimo di noia, ripetizione e sudore: bisognerebbe anzi pensare più in termini di imparare, di apprendere: ossia afferrare, prendere quanto ci incuriosisce, farlo nostro e poi, come dice il motto, condividerlo, affinché anche gli altri possano apprenderlo.

Questo anche perché, specie nell’era dell’informazione on line, credo che dovremmo essere tutti un po’ insegnanti: ognuno di noi ha una sua visione del mondo, le sue passioni, il suo punto di vista, e sarebbe bello che tutti potessero insegnare qualcosa agli altri, a prescindere dal loro ruolo e dalla loro situazione. Sarebbe bello che tutti potessero imparare a imparare… e a condividere.

Questo anche perché, come diceva Errico Malatesta nel 1925:

“Insomma, in tutta la natura fisica si verifica quello stesso volgarissimo fatto che se uno ha dieci soldi e ne spende cinque gliene restano solamente cinque e niente di più e di meno. Invece, se uno ha un’idea la può comunicare ad un milione di persone senza perderci nulla, e l’idea più si propaga più acquista forza ed efficienza”.