Foscolo, riassunto e schema

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Ugo Foscolo (Zante 1778 – Turnham green 1827)

Nasce nell’isola di Zacinto (Zante) nel mar Ionio, da madre greca. Dal 1793, dopo la morte del padre, si trasferisce a Venezia, dove scrisse i primi versi e ottenne la prima fama.

Nel 1795 inizia una relazione con Isabella Teotochi, trentacinquenne letterata greca, frequenta i suoi salotti culturali dove conosce intellettuali come Ippolito Pindemonte e Merlchiorre Cesarotti.

Nel 1796 per colpa delle sue idee politicamente rivoluzionarie ha delle noie con la repubblica di Venezia e si trasferisce sui colli Euganei.

L’anno seguente si arruola nel corpo dei cacciatori a cavallo, nell’esercito napoleonico, al quale dedica un’opera “A Bonaparte liberatore”.

Però, quando fu firmato il trattato di campoformio, e Venezia viene ceduta all’Austria, viene profondamente deluso da Napoleone, pur restano nel suo “sistema”.

Tra il 1798-ed il 1800 partecipa comunque come militare contro l’avanzata austriaca in Italia, fino alla vittoria di Marengo, e conosce Parini a Milano.

Nel 1808 ottiene la cattedra di eloquenza (Lettere) a Pavia (poi a Milano e Firenze). Nel 1811 scrive l’opera teatrale Aiace, ma per colpa dei suoi riferimenti a Napoleone viene rimosso. Dal 1811 al 1813 visse a Firenze, dove conosce canova, e qui scrive la oesia “Le grazie” dedicata all’opera dello scultore.

Nel 1814 rifiuta di collaborare con gli austriaci a Milano. Nel 1815 si trasferisce in svizzera, quando gli austriaci (dopo la sconfitta di Napoleone) tornano a Milano. L’anno seguente si trasferisce in Inghilterra, da dove scrive alcuni saggi contro il Romanticismo e traduce l’Iliade.

Muore nel 1827, accompagnato solo dalla figlia Floriana, avuta dalla Compagna Fanny hamilton, è sepolto nei sepolcri di santa croce, a Firenze.

 

OPERE

 

1798: le ultime lettere di Jacopo Ortis

1803: sonetti, tra cui Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello giovanni

1804 il carme: dei sepolcri

1813 poemetto: le grazie.

STILE

Contiene elementi di illuminismo, romanticismo e classicismo.

Foscolo scrive odi, sonetti, utilizza grecismi e latinismi, quindi un linguaggio acculturato e complesso, può essere definito per certi versi un neoclassico, per altri un romantico (anche se criticherà il romanticismo, è un poeta di transizione)

Inoltre lo stile è complesso, aulico e retorico, e contiene ideali: la poesia civilizzatrice, la politica patriottica, e l’interesse per le tombe e le rovine (i sepolcri) per il loro significato: la morte e l’immortalità di certe opere.

TEMI

scrive di libertà, patria, amore, bellezza, eroismo, immortalità anche se considera queste idee soprattutto delle belle illusioni, irreali ma necessarie alla vita. Parla del dissidio tra cuore e ragione, si presenta e raffigura come un uomo d’azione più che un poeta (ed in effetti è stato entrambe le cose).

Specie per il patriottismo sarà preso come riferimento culturale per il Risorgimento.

La poesie deve essere sia civilizzatrice, sia figlia dell’amore che la poesie rende eterno.

Gli alter ego

Dapprima usa quello di Ortis (patriota veneziano ed amante infelice), poi quello di Didimo chierico (“Viaggio sentimentale” di Sterne.), il quale è un saggio, un letterato, traduttore di Sterne, ironico e freddo: Ortis e didimo sono le due anime di Foscolo: l’una passionale e patriottica, l’altra cinica e razionale, fredda.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

È un romanzo epistolare, narra delle lettere di Ortis all’amico Lorenzo Alderani, nel periodo 1797-1799. È un’opera simile ai dolori del giovane werther di Goethe, si parla di patria, delusione, amore, e infine suicidio. Si parla, anche se brevemente, della bellezza come sorgente di vita e ma anche di seme fatale, di un amore inquieto.

La delusione d’amore deriva dal fatto che Teresa, di cui Jacopo si innamora,è data in sposa ad un altro (Odoardo). Quella politica dalla cessione di Venezia all’Austria.

Il protagonista parte per un viaggio, torna indietro e trova Teresa sposata, allora prima visita la madre, poi decide di porre fine alla sua vita con un coltello.

È un romanzo moderno perché non tratta temi di satira o di avventura, ma è psicologico, complesso e storico.

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